Fondazione Dazio Grande
Il Dazio Grande di Rodi-Fiesso, dove sorgeva la storica dogana sul San Gottardo, presenta una ricca stagione culturale 2026: con una quarantina di eventi tra conferenze, concerti, mostre e atelier, da marzo a ottobre. Filo conduttore, il festival “Modernità e territori alpini", sulle trasformazioni delle regioni di montagna. Ce ne parla Francesco Vanetta, vicepresidente della Fondazione Dazio Grande.
La videointervista completa è disponibile qui. È la numero 73 del nostro vodcast.
Francesco Vanetta, per chi non lo conoscesse, che cos'è il Dazio Grande e perché è un luogo così speciale?
“Cominciamo col dire che il Dazio Grande è tante cose. Prima di tutto è da molti anni che esiste, 500 anni, e nel corso di questi 500 anni ha ricoperto diverse funzioni ed è sempre stato un luogo, diciamo, piuttosto vissuto e con un ruolo centrale per quanto riguarda la via delle genti. Oggi, dopo essere stata una dogana, una sorta di ufficio postale e aver avuto diverse funzioni, vorremmo che diventi un centro storico, culturale, sociale e turistico”.
Proprio perché è tutte queste cose, il Dazio Grande ha un programma molto folto per questo 2026. Come lo avete strutturato? Che programma è?
“Sono due o tre anni che abbiamo una sorta di canovaccio che cerchiamo di ripetere proprio perché riscontriamo un ottimo successo. E il programma contempla una quarantina di eventi, eventi piuttosto variegati proprio perché si cerca di rispondere alle esigenze e agli interessi di tutte le persone di ogni età e anche di ogni provenienza. Per cui offriamo dei concerti, delle conferenze, delle esposizioni, degli atelier. E il tutto è finalizzato a creare un luogo d'incontro e di scambio. All'interno di questi 40 eventi proponiamo un festival, un festival che si prefigge di riflettere su alcune tematiche di grossa rilevanza che riguardano di solito le regioni alpine e le valli”.
Come scegliete gli ospiti e gli eventi da inserire nel vostro programma?
“Gli ospiti devono provenire ed avere delle esperienze in ambiti molto diversi. Per cui da una parte si cerca di valorizzare l'artista, il musicista, chi ha scritto dei libri, di provenienza regionale; dall'altra però ci apriamo anche al Canton Ticino e a tutto il resto della Svizzera. E poi diciamo che l'altro elemento che noi consideriamo sempre molto importante è che l'ospite, al di là della sua competenza in ambito scientifico, letterario, artistico, venga al Dazio e sia disponibile anche a dei momenti di condivisione, di convivialità con i partecipanti ai diversi eventi”.
Tutto questo ha un filo conduttore che si intitola "Modernità e territori alpini". Cosa significa concretamente?
“Concretamente significa che, appunto, il tema è legato alla modernità pensando ai territori alpini. Troppo spesso si ha ancora un po' l'impressione che la modernità abiti unicamente nei centri urbani e che le regioni periferiche siano un po' lontane da questa modernità. Ecco, con il programma che proponiamo e questa decina di eventi che si riferiscono al tema, vogliamo invece dimostrare ed evidenziare come questa modernità è presente nell'ambito dei territori alpini e soprattutto capire come questa modernità ha coinvolto, interessato i processi di sviluppo di comunità all'interno di queste regioni”.
Per concludere, Francesco Vanetta, di spunti interessanti ce ne ha dati tantissimi, ma perché dovremmo venire al Dazio Grande?
“Perché è un luogo speciale e soprattutto il Dazio è tante cose. Tante cose perché appunto accoglie e propone iniziative pensate per persone molto diverse tra di loro. È davvero qualcosa che ci permette di crescere e di avere delle occasioni, come dicevo prima, di scambio e di convivialità. E credo che oggi sia un pregio da assolutamente sostenere e preservare”.
Ricordiamo il sito su cui si trovano tutte le informazioni.
“I nostri eventi sono, si possono consultare sul nostro sito che è www.daziogrande.ch.”